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6 maggio 2026

Marzamemi: perché questo villaggio di pescatori non somiglia a nessun altro

Nato attorno a una tonnara oltre mille anni fa, questo borgo del sud-est della Sicilia conserva un'atmosfera che non si trova da nessun'altra parte

Marzamemi: perché questo villaggio di pescatori non somiglia a nessun altro

Marzamemi è il tipo di posto di cui è difficile parlare senza sorridere. Non perché sia spettacolare o grandioso, ma perché tutto sembra al posto giusto. La luce, il ritmo, le proporzioni. Questo piccolo villaggio di pescatori, adagiato sulla punta sud-orientale della Sicilia tra Pachino e la Riserva di Vendicari, sta tutto in poche stradine e una piazza affacciata sul mare. Eppure lascia un'impronta che città intere non riescono a lasciare.

Un villaggio nato dal tonno e dal sale

La storia di Marzamemi inizia attorno all'anno Mille, quando dei coloni arabi impiantano una tonnara su questo tratto di costa. Il villaggio nasce da quell'attività: famiglie di pescatori si stabiliscono attorno al porto, artigiani e operai seguono, e una piccola comunità prende forma, interamente rivolta verso il mare e la pesca del tonno rosso.

Il nome stesso del villaggio porta questa origine. Marzamemi deriverebbe dall'arabo marsà al-hamām, "la rada delle tortore", un luogo di passaggio per gli uccelli come per i pesci. Nel XVIII secolo, il principe Nicolaci di Villadorata trasforma questo accampamento in un borgo strutturato: un palazzo, due chiese, case di pescatori in pietra arenaria dorata e un'immensa piazza centrale pensata per stendervi le reti. È questa struttura, rimasta pressoché intatta, a dare oggi al villaggio il suo carattere così singolare.

La Piazza Regina Margherita

Tutto passa da questa piazza. È il cuore del villaggio, il suo salotto, la sua sala da pranzo e il suo palcoscenico. Un grande spazio pavimentato in pietra chiara, circondato da case basse dalle facciate dorate, che si apre direttamente sul porto e sul mare.

Quello che colpisce per primo è il contrasto tra la sobrietà dell'architettura e i colori vivaci delle sedie e dei tavolini che occupano la piazza. Due chiese dedicate allo stesso santo patrono, San Francesco di Paola, si fronteggiano da un lato all'altro. L'antica, costruita nel XVIII secolo insieme alla tonnara, è oggi sconsacrata. La sua facciata in arenaria, il portale barocco e il vecchio campanile le conferiscono un fascino intatto. Di fronte, la nuova, edificata nel 1950, è quella ancora in funzione: è da qui che parte ogni estate la processione a mare del patrono.

La mattina, la piazza è silenziosa. Un caffè, qualche gatto, la luce radente sulle facciate. La sera, tutto cambia. I tavolini si riempiono, il pesce sfrigola sulle braci, e il sole scende lentamente nel mare mentre si finisce il proprio bicchiere.

I vicoli e la Balata

Attorno alla piazza, bastano pochi passi per perdersi. I vicoli sono stretti, pavimentati, fiancheggiati da muri carichi di sale. Le facciate non sono state rifatte per piacere ai turisti. Sono così da molto tempo, ed è questo a dare loro la loro forza.

Il Vicolo Villadorata passa sotto un arco in pietra e scende verso la Balata, il secondo piccolo porto di Marzamemi. Il nome viene dall'arabo balad e indica le grandi lastre di pietra che un tempo pavimentavano questo spazio. È un luogo più intimo della grande piazza, dove si vedono ancora le barche colorate dei pescatori che escono in mare ogni mattina. Di fronte, l'Isola Piccola, un isolotto raggiungibile in barca, chiude il paesaggio come uno sfondo da cartolina.

Dall'altro lato, il Vicolo delle Sirene è diventato uno degli angoli più fotografati del villaggio. Questo passaggio stretto deve il suo nome a un grande murale di sirene dai capelli rossi che ricopre un intero muro. È il tipo di dettaglio che non ci si aspetta di trovare in un villaggio di pescatori, eppure gli si addice perfettamente.

Cosa si mangia di fronte al mare

Non si può parlare di Marzamemi senza parlare di quello che ci si mangia. Il villaggio vive al ritmo del pesce da mille anni, e questo si sente in ogni piatto. Il tonno rosso resta la star storica, declinato in bottarga, ventresca, tartare o conserve artigianali. Ma ci sono anche il pesce azzurro, le sarde a beccafico, le acciughe marinate, la pasta al nero di seppia e tutto ciò che il mare porta a riva ogni mattina.

Quello che rende l'esperienza particolare non è solo la qualità del pesce. È il contesto. Si mangia sulla piazza o in un vicolo, a pochi metri dall'acqua, con le barche sullo sfondo. Un antipasto di mare, un bicchiere di Nero d'Avola o di Grillo ben fresco, e la luce del tardo pomeriggio che fa il resto.

Un villaggio che non finge

Ciò che rende Marzamemi così speciale è che non cerca di essere altro da ciò che è. I muri sono quelli del XVIII secolo. La piazza è stata pensata per le reti, non per i turisti. I pescatori escono ancora in mare ogni mattina. E nonostante i ristoranti, le botteghe e i visitatori, il villaggio ha conservato un'autenticità che non si può fabbricare.

È un posto dove si arriva per qualche ora e dove si capisce, sedendosi in piazza con un caffè, perché certe persone decidono di tornarci ogni anno.

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