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6 maggio 2026

La Tonnara di Marzamemi: mille anni di storia tra mare e pietra

Come un antico porto di pesca al tonno è diventato uno dei luoghi più affascinanti del sud-est della Sicilia

 La Tonnara di Marzamemi: mille anni di storia tra mare e pietra

Prima dei turisti, prima dei ristoranti, prima ancora che il villaggio esistesse, c'era il tonno. E c'erano uomini che organizzavano la propria vita attorno alla sua cattura. È questa la storia che racconta la Tonnara di Marzamemi. Quella di un luogo che ha fatto nascere una comunità, l'ha nutrita per secoli, e poi si è reinventato quando il tonno ha smesso di arrivare.

Una rada, delle reti e un villaggio che nasce

Tutto ha inizio attorno all'anno Mille, quando dei coloni arabi percorrono la costa sud-orientale della Sicilia. Trovano una rada naturale, ben riparata dai venti, perfettamente posizionata lungo il percorso che i tonni rossi seguono ogni anno durante la migrazione.

Così si fermano e mettono in piedi un sistema tanto semplice quanto ingegnoso: un labirinto di reti fisse, ancorate al fondale marino, nel quale i tonni entrano senza più poterne uscire. È quella che si chiama tonnara.

Il porto più produttivo della Sicilia orientale

Quel piccolo porto di pesca diventa rapidamente il più produttivo di tutta la Sicilia orientale. E attorno a lui, in modo del tutto naturale, si forma una comunità. Famiglie di pescatori, artigiani, operai. Tutti legati al tonno, tutti dipendenti dalla tonnara.

Il nome stesso del villaggio porta ancora questa origine: Marzamemi deriverebbe dall'arabo marsà al-hamām, che si traduce con "la rada delle tortore".

L'età d'oro della tonnara

Se il porto esiste fin dall'epoca araba, è nel XVIII secolo che la tonnara conosce il suo vero sviluppo. Nel 1752, il principe Nicolaci di Villadorata investe massicciamente nel sito. Fa ampliare le strutture portuali, costruisce la Loggia degli Scieri, un immenso capannone destinato a ospitare le grandi barche da pesca, e sviluppa un intero complesso attorno all'attività del tonno.

In quell'epoca, la tonnara impiega una quarantina di uomini tutto l'anno: marinai, guardiani, calafati addetti alla manutenzione delle imbarcazioni. Ogni stagione si catturano in media 2.000 tonni rossi, e il 1904 resterà nella memoria con un record di oltre 4.300 prese.

La mattanza: il rituale che scandiva ogni cosa

Ma al di là dei numeri, ciò che segnava davvero la vita del porto era la mattanza. Questa parola, che significa letteralmente "la messa a morte", indica il momento in cui i tonni intrappolati nell'ultima camera di reti venivano portati in superficie.

Il rais, il capo dei pescatori, dirigeva l'intera operazione dalla sua barca, mentre i tonnaroti accompagnavano ogni gesto con canti tradizionali. Era qualcosa di brutale e solenne allo stesso tempo, e tutti venivano ad assistere dalla riva.

Questo rituale, ripetuto due volte al giorno durante le settimane di pesca, dettava il ritmo dell'intera vita locale. I giorni di lavoro, i giorni di festa, i guadagni dell'anno.

La fine di un mondo

Poi è arrivata l'industrializzazione. Le barche a motore, i pescherecci, le tecniche moderne hanno reso progressivamente obsolete le tonnare tradizionali. Mantenere decine di uomini, chilometri di reti e barche di legno costava sempre di più, per catture sempre più scarse.

Un lento declino

A Marzamemi, il declino si installa già negli anni Venti. La conserveria, che lavorava il tonno sul posto, chiude nel 1926. Poi, nel 1943, un bombardamento britannico danneggia parte delle strutture del porto.

Dopo la guerra, l'attività riprende nonostante tutto, perché in quella Sicilia ancora poverissima, la tonnara resta uno dei pochi mezzi di sussistenza per le famiglie del villaggio. Ma la tregua dura poco. Alla fine degli anni Sessanta, le reti non vengono più calate. Dopo quasi mille anni di attività, il porto di pesca ammutolisce.

Una seconda vita

Ciò che è notevole è che la tonnara non è stata abbandonata. Col passare degli anni, i suoi edifici sono stati restaurati e riconvertiti, conservando però la struttura originaria.

Il Palazzo Villadorata

L'antico palazzo del principe, che fungeva da centro nevralgico di tutta l'operazione di pesca, ospita oggi eventi culturali nel suo grande cortile interno. La sua terrazza, dalla quale un tempo si sorvegliava il lavoro dei pescatori, affaccia ancora sul porto e sul mare.

La Loggia degli Scieri

È forse la trasformazione più spettacolare. Questo capannone grezzo di 750 m², concepito unicamente per riporre le barche, è diventato un luogo di mostre, concerti e festival. Alcune delle imbarcazioni originali vi sono peraltro ancora conservate, come un promemoria silenzioso di ciò a cui serviva questo spazio fino a non molto tempo fa.

Un luogo vivo, tutto l'anno

Ogni estate, la tonnara riprende vita attraverso eventi come il festival del cinema di Marzamemi, il Festival Artieri dedicato all'artigianato e alle arti, o i mercati creativi che occupano gli antichi spazi di lavoro.

E durante tutto l'anno, il Palazzo e la Loggia fanno anche da cornice a matrimoni. Bisogna dire che il luogo si presta particolarmente bene: le pietre dorate, il porto appena sotto, la luce del tardo pomeriggio sul mare. Difficile immaginare uno scenario più autentico per un'occasione del genere.

I muri non sono cambiati. È ciò che accade al loro interno ad essersi trasformato.

Mille anni, e ancora in piedi

La Tonnara di Marzamemi non è un reperto chiuso dietro una vetrina. È un luogo che ha attraversato mille anni di storia reinventandosi a ogni epoca. Ha visto gli Arabi calare le prime reti, un principe costruire un impero attorno al tonno rosso, generazioni di pescatori consacrarvi la propria vita, e poi il silenzio installarsi quando il mare non è più bastato.

Eppure è ancora qui. Trasformato, vivo, radicato nel presente quanto nel suo passato.

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